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In the bed of razors we bleed together... <br /><br /> <i>ma voi reazionari tremate<br /> non sono finite le rivoluzioni<br /> voi decine che usate<br /> parole diverse, le stesse prigioni<br /> da qualche parte un giorno<br /> dove non si saprà<br /> dove non l'aspettate........<br /> </i> <br /><br /> Ed eccomi alla mia prima recensione, avente come protagonista la Seat Arosa 1.7 SDI. del 1998 Prima auto il cui sedile di guida ha avuto l'onore ch'io vi appoggiassi la parte fisica della mia persona, mi servi' fedelmente per le prime guide nei parcheggi con papa' e in seguito, dopo il conseguimento della patente, nei primi spostamenti, principalmente da e verso un paese limitrofo al mio, per l'organizzazione della festa scolastica della mia classe. <br /> Automobile di rare proporzioni (nel senso che e' molto raro qualcuno riscontri nella sua linea un minimo di classico equilibrio), appartevena alla prima generazione del modello, quella le cui armoniche fattezze non erano ancora state deturpate da un restyling che avrebbe sostituito i fari posteriori con delle luci molto <i>tunze</i> e avrebbe sottoposto il logo sul portellone del bagagliaio ad un aumento di dimensioni pari a quello subito dal fegato di un'oca alimentata in vista della produzione di pate'. <br /> La qualita' costruttiva dell'auto era buona, anche se le finiture degli interni, uguali a quelli della contemporanea VW Polo, lasciavano a desiderare, soprattutto per quanto riguarda la maniglia al di sopra della porta destra, dalla quale debordava una colata di resina color giallo scuro sporco della quale mi sono sempre vergognato di fronte a tutti i miei passeggeri. Le lamiere erano per certi versi marbellose, in quanto era possibile riscontrare dei principi di ruggine in diversi punti.<br /> Veniamo ora al propulsore, il punto cardine dell'autovettura, probabilmente anche per la massa complessiva. Poiche' quest'ultima non superava di molto i 950 kg, lo spompo propulsore aspirato a gasolio dotato di iniezione diretta aveva un buon gioco nello sprigionare i suoi 45 kW di potenza massima, soprattutto quando a premere sull'acceleratore era il mio piede e non quello di mio padre, molto piu' leggero e progressivo. Ovviamente la sua guida era forse una via di mezzo tra un motore a benzina e un turbodiesel attuale, in quanto necessitava di essere tenuto in coppia a regimi medi anziche' bassi per avere una reattivita' sufficiente.<br /> Una frizione facilissima da usare, con uno stacco a fine corsa piuttosto veloce, ma del tutto libera da vibrazioni, rendeva ogni partenza un gioco da ragazzi, e spesso bastava rilasciarla senza accelerare per vedere la vettura avanzare autonomamente. <br /> Le dimensioni ridotte dell'automobile e il suo peso contenuto le donavano un comportamento ai limiti dello sportivo quando, in salita, uscendo da un'ampia curva in terza a pienissimi giri, cambiavo con la velocita' di un attuale doppia frizione per non perdere nemmeno un millisecondo di spinta. Da allora non ho mai cessato di essere considerato "quello dalla guida nervosa". <br />Notevole era il comfort alla velocita' di crociera di circa 90km/h, ove in quinta marcia i giri del motore erano sufficientemente bassi da consentire l'ascolto di musica attraverso le due casse di recupero che enfatizzavano fortemente il range di frequenze tra i 2500 e i 2546 Hz.<br /> Indimenticabili poi un tragitto di circa 80km percorso su un passo di montagna con strada innevata e ghiacciata e i pressanti inviti degli altri occupanti a diminuire la velocita', in quanto l'assenza di qualsiasi dispositivo di sicurezza supplementare alle cinture, come ABS, controllo trazione o ESP (mancavano anche gli airbag), poteva rendere un minimo sbandamento un atto compromettente il valore di mercato dell'automezzo, quantificabile sul migliaio di euro. <br /> E ora, miei cari lettori, vi chiederete che cosa sia accaduto alla cara Seat, l'auto che avevo nei giorni bellissimi in cui ho conosciuto la mia ragazza, e che per fortuna lei non ha mai visto perche' abbiamo iniziato ad uscire insieme solo qualche mese dopo. La povera Arosa e' salita lassu' nel paradiso delle macchinine un brutto giorno di gennaio, quando la neve, non sufficientemente spazzata dai mezzi preposti, ha giocato un brutto scherzo a mio padre durante il ritorno dal lavoro, e la piccolina si e' appoggiata al guardrail di destra, per poi sbandare e toccare quello di sinistra e infine fermare la sua corsa contro una Fiat Panda 4x4 modello nuovo viaggiante in senso opposto. Finivano li' i nove anni di onorato servizio di un'automobile che ricordero' sempre con tanto affetto per aver accompagnato i miei primi passi come guidatore e l'inizio di un bel periodo della mia vita. Il suo cuoricino da un litro e sette decilitri continua a battere anche nel mio. <br />
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